lunedì 30 novembre 2015

GENOVA SEGRETA: PAUL VALERY E I SEGRETI DI PALAZZO MONTANARO

Esistono posti magici e incantati.
Che non ti aspetti, conservati nel tempo, dove varcando una soglia torni indietro di almeno un secolo.
All'epoca di Paul Valéry, poeta, filosofo francese, di madre genovese e padre corso, che Genova ospitò spesso, nella dimora degli zii Cabella, e qui visse un'esperienza davvero drammatica per la sua vita di poeta.

Ma andiamo con ordine, così posso farvi capire meglio i fatti e, cosa effettivamente, c'entri Paul Valéry con la cucina.

Mi trovavo a girovagare per il centro storico, quando mi sono incamminata per salita San Francesco.


 Davanti al civico 7, sopra il portone, mi ha attirato una targa commemorativa.


Quindi mi sono messa a cercare informazioni sul web e, casualmente ho scoperto che l'Associazione Genova Insieme, organizza delle visite guidate a questa residenza.
Poteva la curiosità trattenermi dal "ficcanasare" in una casa conservata ancora come se il tempo si fosse fermato a metà 800?

Per capire ancora meglio un poco tutta la storia dobbiamo tornare indietro al 1600 quando intorno a quest'area, dove ora sorgono palazzi signorili davvero belli, vi era un convento, dedicato a San Francesco, ricco di sculture e affreschi, che durante i bombardamenti di Re Sole nel 1648 venne parzialmente distrutta, qui nei secoli successivi fu deciso il suo smantellamento.
Ora vi chiederete perché vi sto raccontando questo: ecco cosa si pone davanti ai vostri occhi: una volta varcato il portone di Palazzo Montanaro, al civico 7 di Via San Francesco, dove soggiornò Paul Valéry a fine XIX secolo.
Parte del Chiostro del convento, in tutto il suo splendore.

Dans la maison de mon oncle, si je sors c'est dans l'escalier une chapelle du XIIème siècle, et le murs couverts de créatures en marbre, anges et taureaux
(Paul Valery descrive così l'atrio del palazzo)




E se, prima di entrare nel portone, sbirciate la parte anteriore del pallazo accanto (Palazzo Galliera) troverete le colonne della navata del convento di San Francesco, incastonate nella facciata.

Tutto questo per farvi capire, quanti piccoli misteri e segreti, si trovino a Genova, solamente passeggiando per le vie della città antica.


Ora saliamo al piano nobile, ed entriamo all'interno della dimora, ove, la proprietaria ci accoglie con gentilezza e ci mostra la sua casa.

Sembra di sentire i passi di Paul Valéry, di quando sua cugina Gaeta Cabella, avvenente donna della Genova aristocratica, dava feste e organizzava salotti letterari tra queste mura. Si sente il vociare lontano, di uomini, i maggiori esponenti intellettuali genovesi dell'epoca.

Un susseguirsi di stanze, piccoli salotti, specchi, stucchi, splendidi lampadari dalle lavorazioni pregiate e tappezzerie di seta. Una meraviglia.
E poi, ti affacci a una finestra e vedi tutto questo.


Questa città. tutta visibile e presente a se stessa, rifilata con il suo mare, la sua roccia la sua ardesia, i suoi mattoni, i suoi marmi. In lavorio continuo contro la montagna. 
Scrisse il poeta durante il suo soggiorno nel 1892


Ha una distesa di cupole, di monti calvi,
di mare, di fiumi, di neri fogliami, di tetti rosa.
E quella Lanterna così alta ed elegante,

e meandri popolosi, labirinti affollati,

le cui viuzze salgono, scendono, si intersecano improvvisamente,

sbucano sulla veduta del porto.

Genova, una città piena di sorprese.

Di porte scolpite in marmo, ardesia, casse, formaggi, scale,

biancheria al posto del cielo, cancellate,

bizzarro dialetto dal suono nasale e irritante,
dalle abbreviazioni strane, vocaboli arabi o turchi.
Mentre Firenze si contempla
e Roma si sogna
e Venezia si lascia vedere.
Genova si fa e rifà.

(Paul Valéry raccontando Genova)
 


E proprio da queste finestre, la notte tra il 4-5 ottobre 1892, entrò la luce della tempesta. Lampi e tuoni, scossero l'anima del poeta tanto da fargli voltare pagina e rinnegare tutto ciò che era per lui la poesia fin ad allora, votando l'esistenza all'intelletto.


"NUIT EFFROYABLE...

PASSÈE ASSIS SUR MON LIT...

ORAGE PARTOUT

...ET TOUT MON SORT

SE JOUAIT DANS MA TÊTE..."



Altre foto della casa non posso mostrarvi, in quanto privata, non è consentito scattare, ma la proprietaria saprà egregiamente guidarvi tra le stanze, lasciando un ricordo indelebile di questo luogo nel vostro cuore.

Ora passiamo alla parte più "plebea" della dimora, quella che mi ha portato a raccontarvi tutta questa storia: la cucina.

Anche qui sono conservati oggetti e mobili dell'epoca. Come questo Ronfò meraviglioso, originale, ancora funzionante ma, per ovvi motivi pratici, in disuso.




Ronfò, che strana parola, penso tipicamente genovese, nata dalla storpiatura del cognome dell'inventore americano Sir Benjamin Thompson Reichgraf von Rumford, che creò alla fine del 1700 questo focolare per agevolare la cottura dei cibi all'epoca. Probabilmente gli immigrati d'oltreoceano, introdussero questo termine nella parlata genovese per indicare proprio quel tipo di "moderno elettrodomestico".
E questo in particolare è un esemplare molto moderno per l'epoca.Completamete in muratura ma, a differenza di altri che si possono ancora trovare nelle case di campagna, rivistiti di mattonelle, solitamente di ceramica bianca, questo ha un "cappotto" di ghisa, per mantenere più a lungo il calore emesso dalla stufa centrale.
Nel ritaglio di foto qui accanto, potete notare un recipiente di rame, che apparentemente può sembrare una pentola, invece, una volta riempito d'acqua, quest'ultima veniva scaldata per induzione dalla stufa centrale, per, infine, alimentare il rubinetto sottostante, e avere una "scorta" pronta di acqua calda.



Al suo fianco un lavello di marmo, in tipico stile genovese, fantastico.


Per queste due ultime foto devo ringraziare la padrona di casa, che su mia richiesta, molto gentilmente mi ha concesso di scattare.

Bene, ecco, come si presentava la cucina di una famiglia ricca sul finire del XIX secolo.
E secondo voi non mi sono chiesta cosa avrebbe potuto mangiare Paul Valèry durante una di quelle cene di società che sicuramente gli zii Cabella avranno dato in suo onore?

Alla prossima, stay tuned!
POLLO IN CASSERUOLA IN ONORE DI PAUL VALERY

Piccola postilla: grazie alla signora Michela di Genova Insieme per la sua gentilezza e per averci fatto da guida, e grazie alla padrona di "Casa Valéry" per averci accolto nella sua dimora.

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