Ci sono prodotti che basta vedere su un banco per capire che è arrivato il loro momento.
Il Peperone di Carmagnola è uno di questi.
Rosso o giallo, lucido, carnoso, con quelle forme un po' esagerate che sembrano fatte apposta per distinguerlo dagli altri. E poi c'è il profumo: quello del peperone vero, che quando lo tagli riempie immediatamente la cucina.
A Carmagnola il peperone è arrivato all'inizio del Novecento e ha trovato terreno e clima abbastanza giusti da diventare, nel tempo, uno dei prodotti simbolo di questa parte del Piemonte.
La cosa che mi piace di più è che parlare del Peperone di Carmagnola è quasi sbagliato. Perché le forme tradizionali sono quattro e si riconoscono praticamente a colpo d'occhio.
C'è il Quadrato, grosso, carnoso e panciuto; il Corno di bue, lungo e affusolato; la Trottola, che ricorda vagamente un cuore; e il piccolo Tumaticòt, tondo e schiacciato, quasi fosse un pomodoro.
Rossi oppure gialli, hanno tutti una polpa dolce, ma consistenze e forme diverse.
La raccolta avviene a mano ed è scalare: non maturano tutti insieme e quindi si torna sulle piante più volte.
È uno di quei prodotti che hanno ancora un periodo preciso dell'anno e forse è anche questo il bello: quando arriva, bisogna approfittarne.
E in cucina non serve inventarsi chissà cosa.
Crudo, arrostito in forno, in peperonata, ripieno, con la bagna caöda.
Io sono già per la soluzione più semplice: forno, pelle tolta, un buon olio e poco altro. Il peperone deve sapere di peperone.
Carmagnola e dintorni
Piemonte
Da fine luglio
Rosso e giallo
Quadrato, Corno di bue, Trottola, Tumaticòt
Anche semplicemente arrostito
Regione Piemonte — Biodiversità agricola: Peperoni di Carmagnola.
Turismo Torino e Provincia: Peperone di Carmagnola.
Foto: Raffaele Sergi — Wikimedia Commons / CC BY 2.0.