lunedì 16 ottobre 2017

 BLOG MOMENTANEAMENTE IN AGGIORNAMENTO

Sono tornata al vecchio modello Simple di Blogger, ora però devo risistemare un poco le foto dei post vecchi. 


Abbiate pazienza se per qualche giorno non funzionerà tutto alla perfezione. 


PS non usate i nuovi modelli, fanno schifo!!!!

giovedì 12 ottobre 2017

PICCOLA GUIDA INFORMALE PER I ROLLI DAYS


Sabato e domenica prossimi (14-15 ottobre) a Genova si terrà la seconda edizione annuale dei "Rolli Days".
Ed eccomi, da genovese che si è volentieri goduta diverse edizioni, a lasciarvi alcune piccole nozioni per riuscire a visitare il più possibile, in piena autonomia. 


Prima di tutto, bisogna chiarire cosa siano questi Rolli, per chi ancora non lo sapesse.
Patrimonio dell'UNESCO dal 2006, sono residenze costruite dalle famiglie aristocratiche più ricche e potenti della Repubblica di Genova, tra il 1500 e il 1600. I "Rolli" erano degli elenchi dei palazzi e delle dimore eccellenti destinati a ospitare per estrazione a sorte le alte personalità in transito per le visite di stato. (piccola digressione storica copiata pari pari, dalla brochure ufficiale che meglio non potevo spiegarlo) 

Cominciamo: abbigliamento a cipolla, sul leggero andante, se è una bella giornata di sole, a Zena, a ottobre si "scioppa" ancora di caldo, scarpe comode e zainetto in spalla. Macchina fotografica e/o i-phone alla mano (ma attenzione informatevi perché non in tutti palazzi è consentito scattare, pena cazziatoni genovesi) e... partenza via!

Palazzo Lercari - Via Garibaldi

Vi consiglio di arrivare un poco prima dell'apertura ufficiale, che dovrebbe essere intorno alle 10.00 così da mettervi tranquillamente in coda (ebbene si, in queste giornate preparatevi a stare in fila, specialmente la domenica), e di cominciare da Via Garibaldi, dove per l'occasione aprono alcuni dei palazzi più belli di Genova, le quali stanze durante l'anno rimangono celate al grande pubblico perché sedi di uffici, banche e quant'altro.
Inoltre in via Garibaldi, vi è la più alta concentrazione di palazzi dei Rolli.

Palazzo Andrea Pitto - Piazza Fossatello 3

Se siete genovesi, vi consiglio di saltare i musei civici, che vi potranno fare gola in quanto gratuiti, ma, se siete zeneizi accorti, saprete benissimo che ogni prima domenica del mese sono gratis per i residenti nel Comune, quindi, per l'evento potete dedicare più tempo ad altri tesori nascosti. 

Come Palazzo Lercari, il primo che si incontra sulla destra provenendo da Piazza Fontane Marose. 

Palazzo Lercari - Via Garibaldi

Nel centro storico, ad ogni angolo della strada troverete indicazioni per raggiungere i palazzi e, all'ingresso di ognuno, gli studenti dell'Università di degli Studi di Genova, vi forniranno indicazioni e mappe per percorre il vostro itinerario preferito.

Vico Pinelli

Dividetevi le zone: Via Garibaldi - Sottoripa, Via San Luca e Via del Campo - Piazza della Nunziata e via Balbi.
Tutti da suddividersi in 2 giorni. 
Piazza della Nunziata verso Via Balbi

Ma non fermatevi ai palazzi, durante il vostro percorso troverete anche splendide chiese, raramente aperte al pubblico e piccoli anfratti nascosti tra i caruggi , da ammirare e soffermarsi sulla loro unicità e bellezza (momento campanilistico).


Oratorio di San Filippo - Via Lomellini 12

----- Pausa Spuntino -----
Per rigenerarvi dalla lunga camminata di consiglio di concedervi un piccolo brunch, dalla Pasticceria Liquoreria Marescotti. 
Prenotate il vostro tavolino, una comoda sedia su cui riposare, l' ambiente d'altri tempi della storica pasticceria faranno da sfondo a un corroborante pasto veloce a buffet. 




Alla fine delle due giornate avrete male al collo, perchè è un continuo soffermarsi ad ammirare i soffitti: affreschi, stucchi e lampadari scenografici incanteranno i vostri occhi. 

Palazzo Andrea Pitto - Via Fossatello 3

Ma osservate anche i panorami dalle finestre, specialmente in Sottoripa, splendide visioni si apriranno sul porto.

Palazzo Serra Gerace - Sottoripa

E provate ad aguzzare l'orecchio, attraverso i racconti delle guide, che poi non sono altro che i bravissimi studenti dell'Università degli Studi di Genova, riuscirete a percepire il fruscio delle gonne in taffetà delle donne del 1600. 

Palazzo Andrea Pitto - Piazza Fossatello 3
Tra una stanzone e l'altro, tra un affresco del Domenico Piola e una statua del Maragliano, attraverso i passaggi nascosti, celati da affascinanti tromp-oeil.

Palazzo Cesare Durazzo - Via del Campo 

Adesso vi racconto quale palazzo mi ha incuriosito di più: Palazzo Nicolò Lomellino (Flotta Lauro).
Completamente distrutto durante la guerra, questo palazzo, una volta facente parte del complesso dei Rolli, venne fatto riedificare completamente da Achille Lauro, proprio lui, quello della nave sequestrata negli anni 80 e delle relative crisi internazionali.

Palazzo Nicolò Lomellini (Flotta Lauro) - Piazza della Nunziata 5

Oggettivamente oramai è un palazzo moderno, non ha più nulla a che fare con quello precedente, ma è stato costruito e voluto dal committente in maniera tanto megalomane da essere veramente affascinante.

Palazzo Nicolò Lomellini (Flotta Lauro)
Marmi pregiati, stucchi, affreschi, avorio e chi più ne ha più ne metta, fanno da cornice Kitsch alla storia e al tracollo di uno degli armatori più controversi d'Italia. 
Ma le vicende di Achille Lauro, ve la lascio scoprire dalle parole delle guide, vi basti solo sapere che una visita ne vale veramente la pena... 

Particolare del tavolo di rappresentanza - Simbolo Flotta Lauro
Ma in questa guida mi sono molto limitata, d'altronde è piccola e non ha nessuna pretesa di genere. Dovessi descrivervi per filo e per segno tutti i Palazzi dei Rolli, penso non basterebbe un tomo!
E non basta neanche il centro storico, perché a seconda delle edizioni, a ruota, vengono aperte anche altre dimore, un esempio su tutte: L' Albergo dei Poveri. Che mi riprometto di andare a vedere la prossima edizione, ma che vale veramente la pena di visitare, talmente è ricco di storia e bellezza al suo interno. Rimane leggermente distante dal centro storico, lo trovate vicino alla Stazione di Genova Brignole. 

Via del Campo
     ----- Vi consiglio un posticino per la cena -----
Alla sera sarete stanchi, affamati e in cerca di cose buonine; quindi vi segnalo un ristorante dove mangiare del buon pesce, bere ottimi vini, anche liguri e sopratutto rilassarvi in un ambiente famigliare: PEsciolino, a due passi da Piazza De Ferrari.



Un piatto su tutti, la Superba: la loro zuppa di Pesce Senza spine, una vera delizia! 
E se notate nella foto sotto ho praticamente braccato il cameriere che me la stava portando...



Bene, spero di avervi in qualche modo incuriosito, di avervi attirato a Genova per i Rolli Days, e spero anche che alla fine della giornata, sarete talmente soddisfatti da voler ritornare a visitare nuovamente la mia città!


Per questa edizione non mi vedrete girare come una pazza per le vie del centro storico a caccia di nuovi palazzi da visitare, dal 13 al 15 ottobre sarò al Palamarrone a Cuneo...

Sopratutto, settimana prossima, vi racconterò della Milano Sanremo del Gusto, la #MSRgusto, che è entrata nel vivo con un sacco di nuovi eventi.

Ma non mancheranno anche ricette...

Lara&theKitchen, è tornata su questi schermi.
A presto
#staytuned!!







martedì 12 settembre 2017

LE FRITTELLE DI BACCALÀ

Le frittelle di baccalà sono una di quelle ricette prelibate presenti in quasi tutta la cucina italiana.
In Liguria, siamo grandi estimatori dei fritti, infatti non c'e' friggitoria, o gastronomia che non le prepari. Una su tutte, se venite in quel di Genova, è la Friggitoria Carega, in Sottoripa, negozio storico che ogni giorno prepara queste delizie ancora come Dio comanda!
In pratica le frittelle di baccalà genovesi, sono fatte immergendo un bel pezzettone di pesce all'interno di una pastella formata da acqua e farina e successivamente fritte.
Io le preparo in maniera leggermente diversa.
Inanzi tutto, le mie sono molto più piccole rispetto a quelle tradizionali, e all'interno mi piace sfaldare il baccalà, in modo che il pesce rimanga distribuito in tutta la frittella,  non solo al centro come per quelle "zeneizi".
In secondo luogo, su consiglio della mia nonna, detentrice del titolo di "migliori frittelle di baccalà al mondo", di origini mantovane, ma pure nel suo paese usano molto cucinare il baccalà, metto nella pastella una bella grattata di noce moscata e sopratutto, niente lievito di birra, solo un poco di bicarbonato di soda.
Potete cercare ovunque, una ricetta "dogma" per la pastella non esiste, ognuno la prepara a modo suo, secondo le proprie esigenze.
Questa è la ricetta della "Signora delle frittelle di Baccalà", alias mia nonna Cisa, che a un certo punto della sua vita ha deciso di smettere di friggere, ma da quando ha capito che Marito ne va pazzo, non si sa come mai, appena andiamo a mangiare a casa sua, ne sforna almeno una trentina tutte per il suo nuovo nipotino adorato... 



Ingredienti per circa 20 pezzi
(se poi avete un marito come il mio che ne mangia dieci alla volta, aumentate le dosi)


  • 600 g di baccalà dissalato e bagnato
  • 250 g di farina 00
  • un bicchiere colmo di acqua frizzante
  • un cucchiaino raso di bicarbonato in polvere
  • noce moscata q.b.
  • sale q.b.
  • olio di semi di arachide per friggere q.b.


Con qualche ora d'anticipo preparate la pastella.
In una capiente ciotola, setacciate la farina assieme al bicarbonato, aggiungete una generosa grattata di noce moscata e, molto lentamente, aggiungete l'acqua. Mescolate con una frusta, così che non si formino grumi, unite piano piano liquido fintanto che otterrete un composto liscio ma corposo, che scivoli via a fatica dal dorso di un cucchiaio. 
Lasciate riposare la pastella per almeno 2 ore a temperatura ambiente. 

Nel frattempo, lavate il baccalà, asciugatelo con della carta assorbente e sfaldatelo con le mani, così da ridurlo in tante scaglie. Eliminate le lische.

Trascorso il tempo di riposo della pastella, vedrete che avrà comincia a fare delle bollicine in superficie: ora è il momento di immergervi il baccalà. 
Mescolate bene e lasciate riposare ancora per 30 minuti. 

In una padella dai bordi alti, meglio se di ferro, scaldate un bel po' di olio di semi, circa 4 dita di altezza. 
Ora versate uno alla volta una cucchiaiata di impasto per frittelle al baccalà nell'olio bollente e aspettate che prendano forma. Abbassate la fiamma, rigiratele una volta e quando saranno ben dorate, scolate tutto su carta assorbente. 
Abbassare la fiamma serve per cuocere bene all'interno la frittella, fate una prova sulla prima, una volta cotta, tagliatela a metà e controllate se il cuore è ben sodo. 
Continuate a versare cucchiaiate di impasto nell'olio bollente, fino a esaurimento. 
Servite le frittelle calde con una spolverata di sale. 

martedì 29 agosto 2017

LE TOMAXELLE, O TOMASELLE, GENOVESI COME SI MANGIANO DA ANNI IN FAMIGLIA

Le tomaxelle o tomaselle, sono un secondo piatto molto prelibato della cucina genovese.
In pratica, degli involtini di carne di vitello, ripieni e stufati poi, in tegame con vino bianco e pomodoro.
Ma oggi non voglio darvi la ricetta classica, quella riportata sui libri vecchi libri di cucina genovese, quelli odierni purtroppo, tranne in alcuni rari casi, snobbano allegramente le prelibate tomaxelle; oggi vi riporto fedele la ricetta della mia nonna. Lei le chiamava tomaxelle, sinceramente non so se possono essere definite tali, ma a me piace continuare a mantenere questa tradizione.
Inoltre le utilizzava come primo e secondo. In pratica aggiungeva al pomodoro una bella manciata abbondante di piselli freschi (o congelati) e dopo aver stufato tutto, teneva da parte la carne con un poco di sugo da utilizzare come secondo, e con il restante condiva delle tagliatelle fatte in casa che risultavano infine divine.
Ma noi andiamo sul più semplice, dedichiamoci alla sola preparazione degli involtini, intanto vi ho dato un'idea in più per un pranzo domenicale: se volete farci uscire anche la pasta considerate di aggiungere a tempo debito un po' più di salsa ci pomodoro. 

tomaselle genovesi


Ingredienti per 4 persone 
  • 8 fettine di vitello integre in grado di essere arrotolate
  • 100 g di mortadella sottile 
  • 400 g di salsa di pomodoro
  • 2 carote 
  • una cipolla grande bionda 
  • 2 coste di sedano 
  • uno spicchio di aglio
  • un bicchiere di vino bianco
  • olio extravergine d'oliva q.b.
  • sale q.b.
Preparate un trito non troppo fine con il sedano, le carote e la cipolla. Tenete da parte. 
Su di un tagliere stendete le fettine di vitello, adagiate su ognuna una fetta di mortadella quindi completate con un cucchiaino di trito di sapori disposto sul lato più corto della fettina.
Ora arrotolate la carne su se stessa in modo da formare un rotolino ben stretto. Sigillate tutto con uno stecchino.
Scaldate due cucchiai di olio extravergine d'oliva in una padella, aggiungete il trito di sedano, carote e cipolla rimasto, quindi fate soffriggere a fuoco alto.
Successivamente unite le tomaxelle, fatele rosolare da tutti i lati e sfumate con il vino bianco.
Aggiungete la salsa di pomodoro e fate stufare il tutto a fuoco basso per almeno 30 minuti.
Quando il pomodoro si sarà ben ristretto, salate, mescolate bene e servite.




lunedì 21 agosto 2017

IL PASTICCIO CARLOFORTINO

Il Pasticcio Carlofortino, un piatto dell'Isola di San Pietro, simbolo dell'unione forte e generazionale tra due paesi distanti l'uno dall'altro 700 km: Pegli (delegazione genovese) e Carloforte (CA). Oggi ve ne racconto storia e ricetta. 

pasta alla carlofortina

E' una vicenda lontana, che comincia nel 1540, quando i pescatori pegliesi decisero di abbandonare la loro patria in cerca di fortuna e approdarono sulle coste tunisine; li vi si stabilirono attirati dalla grande quantità di oro rosso. 
A Tabarka, grazie anche alla nobile famiglia genovese dei Lomellini, che avevano ottenuto dal Bey di Tunisi la concessione dell'omonima isola prospiciente la città, i pescatori pegliesi divennero abili nel recupero del corallo facendone prosperare il suo commercio con il continente europeo, fino a quando nel 1738 a causa del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe furono costretti a scappare. 
E qui intervenne il Re di Sardegna, Carlo Emanuele III di Savoia, che permise agli esuli tabarkini di stabilirsi sull'isola di San Pietro e fondare la città di Carloforte, così battezzata in onore del re. 

Questa molto brevemente la storia, ma, nel corso dei secoli, Carloforte ha mantenuto la sua forte identità "genovese", conservando molte tradizioni liguri e sopratutto mantenendo il dialetto originale, il tabarchino, un mix di genovese, sardo e africano, che caratterizza ancora oggi la parlata quotidiana dell'isola. 

Quindi tornando in cucina, il Pasticcio Carlofortino è una fusione di sapori: il pesto alla genovese, il tonno sott'olio e la buzzonaglia, prodotti tipici dell'isola grazie anche alla lunga cultura di tonnara. 
Ed eccoli gli ingredienti principali: 

pasta alla carlofortina

- Pasta per pasticcio: un mix di pasta secca di semola di grano duro che annovera tra i suoi formati i corzetti (simili alle orecchiette), i maccaruin (tipo caserecce) e i casulli (una specie di gnocchetti sardi, tipici di Carloforte) . 
Prodotta solo sull'isola di San Pietro dal Pastificio Luxoro, è reperibile su tutto il territorio sardo ma, se siete in continente l'unica soluzione è rivolgersi al sito di e-commerce "La Bottega di Porto Torres".
- Buzzonaglia: le parti meno pregiate del tonno, di colore molto scuro proprio perché ricavata dal pezzo di filetto a contatto con la lisca centrale, quindi molto più ricco di sangue, e conservata sottolio.
- Pesto genovese: cosa ve lo racconto a fare?

Ingredienti per 4 persone:

  • 320 g di pasta mista
  • 200 ml di passata di pomodoro
  • 3 cucchiai colmi di pesto genovese
  • 80 g di buzzonaglia (sostituibile con tonno sottolio)
  • 80 g di tonno sottolio
  • uno spicchio di aglio
  • olio extravergine d'oliva  q.b.
  • sale q.b.

In una larga padella, scaldate due cucchiai di olio extravergine d'oliva, quindi unite lo spicchio d'aglio, fatelo soffriggere leggermente e infine aggiungete la salsa di pomodoro.
Fate ridurre a fuoco lento tutta la salsa, successivamente allontanate dal fornello.
Aggiungete la buzzonaglia e il tonno entrambi ben sgocciolati dall'olio di conserva e mescolate bene.
Lessate la pasta al dente e unitela al sugo.
Trasferite nuovamente la padella sul fornello, saltate il tutto per qualche minuto, così da condire bene la pasta.
Infine, a fuoco spento aggiungete il pesto, date un'ultima mescolata per amalgamare bene i sapori e servite immediatamente.




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